Racconti

Il Reverendo Samuel Todd (PT. 2)

Questo è il finale, o meglio, ciò che io ho immaginato come finale del racconto di martedì scorso. Sarò onesta: non mi piace. Non mi convince per nulla, per questo l’ho diviso dal resto del racconto.

Comunque, nonostante le mie premesse, magari a qualcuno può piacere, quindi: Enjoy!

-“COSA!?” Dissero i ragazzi all’unisono.

-“Tu devi essere il figlio di Amira. Bene. Come dirtelo. So che tu sei qui perchè stai cercando la mia tomba, ma… ecco…”

-“Ti muovi. Grazie”

-“Jeremy, hai scelto una ragazza molto nervosa… Comunque, sai di provenire da un luogo dove c’è la guerra, vero? Bene. Anni fa tu, tua madre e tuo padre.” Fece indicando la tomba dentro di sé. -“Arrivaste su un barcone. Eravate immigrati. Fuggivate dalla fame e dalla guerra. Tuo padre aveva ferite molto gravi, era debilitato, stremato, senza forze. Eppure nessuno se ne curò. Gli ordini erano chiari. Andavate rimandati al mittente.”

-“Come quando i corrieri non ti trovano a casa. Che merda!”

-“Esattamente. Ma io sono un prete, non potevo accettarlo, quindi salì sulla nave e provai a salvare più persone possibili.”

-“Ma…”

-“Nessun ma. Solo tanti cadaveri. Eravamo quasi tutti morti. Fra questi, c’era anche tuo padre. Solo tu e tua madre, nonostante foste denutriti e scossi, eravate ancora vivi.”

-“Quindi?”

-“Davvero non ci arrivi? Ha sposato tua madre, affinché potesse avere dei documenti in tempi brevi, poi ti ha adottato. Ecco perché dovevi venire sulla tomba di tuo padre per capire.”

-“È andata davvero così?”

-“Sì.”

-“Wow… Altro che ciondolo pandora, questa notte merita un intero Pandora Store.”

Ps. Se avete dei consigli da darmi, sono veramente ben accetti!

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5 pensieri riguardo “Il Reverendo Samuel Todd (PT. 2)”

  1. Visto che è un “racconto con morale”, parto da quella. Un’azione illegale non diventa meno illegale se la si commette “con buone intenzioni”; buone intenzioni che peraltro difficilmente si possono ipotizzare nel caso del signor Lucano, che dalle intercettazioni risulta dire “gli faremo sposare (…) ha 70 anni è uno stupido, quasi un animale. Lei […] fa la prostituta quindi non sarebbe un problema neanche andarci a letto se deve convincerlo”. E risparmiamoci la storiella della “disobbedienza civile”: la disobbedienza civile consiste nel commettere l’atto illegale e subito dopo autodenunciarsi, non nel tirarla fuori quando si viene beccati con le mani nella marmellata. Aggiungo che chi scappa dalla guerra non attraversa deserti e mari, ma passa il confine e si ferma lì in attesa di poter tornare a casa appena la guerra finisce.
    Quanto al racconto, scusami, ma fa acqua da tutte le parti: se il reverendo ha sposato sua madre, come mai non solo non vive con lui e con sua madre, ma lui addirittura non lo ha mai visto, neanche casualmente, e addirittura crede che sia morto? Se lui va al cimitero alle tre di notte per decisione improvvisa, come mai il tizio è lì ad aspettarlo? E perché doveva per forza andare sulla tomba per capire? Sua madre non poteva semplicemente dirgli tuo padre è morto e un altro mi ha sposata e ti ha dato il suo nome? E come può immaginarsi di trovare al buio una tomba che non ha mai visto in un cimitero in cui non è mai stato? E dato che ci arrivano a piedi, deve per forza trattarsi di un paese piuttosto piccolo (cosa che rende ancora più assurdo il fatto che non abbia mai incontrato il reverendo): come è possibile che non sappiano esattamente dove si trova il cimitero al punto da non essere neppure sicuri che quella sia la strada giusta? E perché per arrivare al cimitero percorrono un sentiero? Al cimitero ci arrivano le macchine, carro funebre in testa e corteo al seguito, percorrendo una strada normale.
    Quello di Walter è sicuramente un buon consiglio. E soprattutto vanno lasciati decantare, se proprio si vuole a tutti i costi scriverli, i “racconti con morale”, che sono quelli sui quali è più facile scivolare. Hai delle doti eccellenti e lo hai più di una volta dimostrato: non sprecarle!

    Piace a 1 persona

    1. Innanzitutto grazie per le doti eccellenti, sono molto onorata. L’ultima parte di questo racconto fa schifo, ne sono consapevole e l’ho scritto io stessa, come premessa fondamentale. Su Mimmo Lucano non mi esprimo, non sta a me giudicare. Anche se comunque io ci vivo a pochi kilometri, e, purtroppo, non è tutto vero ciò che si scrive. Esattamente come è pura finzione questo racconto, che, per quanto verosimile (o inverosimile, che dir si voglia), adempie al suo compito: raccontare una storia. La racconta indubbiamente male, distaccandosi troppo dalla realtà e cadendo in cliché irreali, però è solo un racconto. Una storiella. È tutta finzione.
      Ps. Il cimitero del mio paese si raggiunge davvero da un sentiero circondato di cipressi dove le macchine hanno difficoltà a passare ed a terra camminano i ricci, ma, deduco, che ormai siano rari da trovare. Questo è il bello di vivere in un paese sperduto che conta 3000 anime.

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      1. Però sai dov’è il cimitero e sai quale strada ci arriva.
        Su Lucano non ho parlato di quello che si scrive, ma unicamente delle intercettazioni di quello che lui ha testualmente detto, trattando un essere umano da “quasi una bestia” e descrivendo la donna come una battona che scopata più scopata meno cosa vuoi che faccia. Quando si dice il rispetto umano.
        Un racconto è finzione, però la finzione – soprattutto la finzione – deve essere ferreamente coerente. Se ti racconto di uno specchio che parla e che sa se io sono più bella o più brutta di te, ci posso mettere dentro – sempre beninteso rispettando la coerenza e la logica interna – tutte le fantasie che voglio, ma se voglio fare un racconto realistico, il fantastico non ci può entrare neanche di striscio, altrimenti non adempie al suo compito, che per un racconto è la cosa più grave.

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