Racconti

Gli Uccelli

-“Il pettirosso è un piccolo uccello passeriforme della famiglia dei Muscicapidae, però, in passato… Ti stai annoiando, vero?”

-“Nonno, sono felice di trascorrere del tempo con te, però l’ornitologia, per quanto, come tu ripeti spesso, sia una scienza esatta e complessa, come dire…”

-“Non ti interessa.”

-“Scusa. Scusa davvero, ma proprio non mi piace conoscere a memoria tutte queste nozioni su piccoli uccellini imbalsamati, o peggio, sotto formalina.”

-“Ah, Mary, lo capisco. Però sai, io divento sempre più vecchio ed il mondo sempre più veloce. Ho paura. Ho paura che diventi troppo veloce e la fretta di voi altri giovani distrugga questi poveri piccoli uccellini di cui nessuno si curerà più. O, peggio ancora, che voi siate artefici della vostra distruzione!”

-“Nonno.”

-“Dimmi…” Disse il vecchio con la barba giallognola, corta ma poco curata, ed una camicia troppo grande, sbottonata in vari punti, alla nipote, che prontamente rispose.

-“Ho ancora dieci minuti prima di dover tornare in città. Parlami ancora del pettirosso.”

Gli occhi di Carlo si illuminarono e, velocemente, ritornò a parlare della nidificazione di quello strano uccello. Mary prestò attenzione a ben poche parole del nonno, eppure non le sfuggì la nostalgia di quel uomo che, anni prima, fu costretto a trasferirsi da Brancaleone, Reggio Calabria, a Perth, Australia. Mary, il cui vero nome era Margaery Filomena, come la nonna paterna, conosceva bene il racconto della partenza dei nonni paterni, che lasciarono tutto per cercare fortuna. La loro casa, i loro familiari, i loro campi, il vino buono, l’olio ad un costo bassissimo, i pomodori saporiti, il sole… Durante il suo anno da exchange student in Italia era perfino andata a visitare Brancaleone, o, per meglio dire, Razzà, il piccolo borgo in cui erano cresciuti nonno Carlo e nonna Maria Filomena, eppure non trovava nulla di magico in un luogo così retrogrado e disorganizzato. Non c’erano fabbriche. Niente centri commerciali. Le strade piene di buche. L’acqua del rubinetto non potabile, ecco, si, quella era la follia più grande per lei, vissuta in luogo che ella definiva civilizzato. Eppure compativa il nonno, augurandosi però di non divenire un giorno nostalgica come lui.

-“Ora devo proprio andare nonno. Fra mezz’ora ho la lezione di Yoga, poi mangio qualcosa di veloce assieme alle mie amiche e, se tutto va bene, alle nove entriamo al Sunset nel nuovo locale che hanno aperto, sai, quello direttamente costruito sulla sabbia.”

-“Divertiti, ma ricorda sempre, oggi in figura…”

-“Domani in sepoltura. Grazie nonno, lo ricorderò!”

Passa il tempo come si disperde il suono. Gli istanti volano come foglie ingiallite dal clima autunnale. Escono dai corpi le anime ingrigite dal tempo, e, per alcuni, tornano al mondo. Mary non aveva certo tempo di pensare a queste stupidate, quindi, data degna sepoltura al corpo del nonno, spirato la notte stessa, ella tornò a dedicarsi alle sue occupazioni abituali. Lavorò, si innamorò, ebbe dei figli. Due con precisione: Carl ed Anthony. Il tempo passò velocemente, le leggi in Australia cambiarono e tutti i pennuti appartenuti al nonno dovettero essere bruciati, affinché non ci fosse rischio di diffusione di agenti patogeni di qualunque tipo. Nessuno pensò più a Carlo.

Passarono trent’anni, o forse di più. Le rughe sul volto di Mary si iniziarono ad intravedere. Ebbe due nipoti, gemelli, nati ad Agosto. E fu estate, calda. Caldissima. Non un goccio di pioggia. Non un filo di vento. E fu inverno, ma in realtà non lo fu davvero. Il caldo rimase immutato. Siccità. Campi arsi dal sole. Bambini deboli e spossati. Uomini stanchi ed assetati. L’acqua divenne un bene ancor più prezioso dell’oro, e fu guerra. E si lottò notte e giorno, per sopravvivere. Per un pezzo di terra. Per un sputo d’acqua. I fratelli si uccisero fra loro. I figli accoltellarono i proprio padri. Il sangue iniziò a scorrere sui letti prosciugati dei fiumi. Anche gli animali iniziarono a perire. Assetati, anche i più mansueti si comportarono da iene. Solo gli uccelli, persi nei loro voli, sembravano stare bene. Perché anche se il mondo corre, il volo degli uccelli resta immutato. Nessuno di loro si cura dei problemi terreni, perché essi non appartengono alla terra, ma al cielo, ed il cielo è la casa dei giusti. Queste erano le parole di nonno Carlo, che, poco prima di morire, risuonarono in testa a Mary, finalmente cosciente, della disperazione originata in sé dalla sua vita perfetta.

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