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World, Here I Come

World, here I come è la frase che costeggia maestosa l’aeroporto Schiphol di Amsterdam. Mondo, eccomi. Che meraviglia. Io sono nel mondo, del mondo e per il mondo. E cos’è il mondo se non un gigantesco ecosistema dove l’eccesso diviene superfluo quando viene regolamentato? Ma, come diceva Aristotele stesso, quando si fanno esempi di massima estensione, la comprensione diviene minima, quindi mi trovo a dover restringere il campo e parlare di Amsterdam, l’ultima meta del mio peregrinare incerto e la città più dissoluta ed ordinata che io abbia mai visto. Immaginate un luogo dove ogni cosa immaginabile sia legale. Ecco, questa è Amsterdam. Immaginate un luogo dove le strade sono sicure, le puttane sono tassate e di drogati nemmeno l’ombra. Ecco, questa è Amsterdam. O meglio, questa è la meraviglia della città olandese. Arte e divertimento si uniscono a creare una caleidoscopica unione, che fa brulicare le strade ad ogni ora del giorno e della notte. Van Gogh. I tulipani. Rembrandt. Anna Frank. Il palazzo reale. I canali e le imbarcazioni su di essi. Le viadottole. I profumi. La folla. La serenità. Un’aria pulita, buona, genuina. Le biciclette che sfrecciano. Non c’è malizia nei volti degli uomini, solo lievi rossori dovuti al freddo e al vento. Ed è proprio in quel vento che io mi perdo, ascoltando lingue diverse al centro di piazza Dam, mentre lenta scende la pioggia. E sono libera! Libera dagli sguardi indiscreti, dalle voci pressanti, libera dai giudizi. Una città che non punta il dito, che se ne frega, ma non in senso negativo, ma in senso puro e semplice. Ad Amsterdam non si è numeri, perché i numeri si danno alle cavie da esaminare, e lì nessuno è interessato a te. Sei solo. Unico. E ti godi la vita. Respirando la fredda aria di un posto meraviglioso.

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23 pensieri riguardo “World, Here I Come”

  1. Lea la tua visione della città è palpabile, ben descritta, tutto ti viene dal cuore, mi piace la determinazione nonostante la giovane età, continua a sognare e a guardare alle cose belle così come sai fare. Leggi e scrivi, e racconta della bellezza che ci circonda, ce n’è tanta, basta guardare con il cuore, e ne abbiamo tutti bisogno. Brava. t

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  2. A te che ami Amsterdam ecco un regalo

    Ricordi lontani
    Un regalo per te. Baci cara Lea. Isabella

    Ricordi lontani
    che il bianco e nero
    ancor più
    di un’ immagine a colori,
    richiamano alla memoria.
    Eccoti qui,
    Amsterdam,
    sempre col tuo fascino
    come in quella cartolina,
    messa in quell’ album,
    assieme ad altre foto
    tanto tempo fa.
    Lì ti ho lasciata,
    e qui ti ritrovo,
    complice questo scatto,
    intatta
    nella tua bellezza.
    Ricordo la giornata
    assolata,
    ma fredda.
    Ricordo i bagliori
    improvvisi
    farsi strada ,
    tra i rami
    degli alberi,
    quella marea di turisti
    a Piazza Dam,
    e il loro vociare
    scomposto.
    Ricordo il pulsare
    di una città
    cosmopolita,
    forse per me
    troppo convulsa,
    le biciclette,
    che numerose
    correvano veloci
    ovunque.
    E poi i tuoi
    profumi, i tuoi colori.
    I tulipani,
    che ad aprile,
    erano ad abbellirti
    in ogni dove.
    Fantastica Amsterdam,
    che di sera
    t’adorni di luci ,
    riflesse
    nell’ acqua dei tuoi canali.
    Bella eri,
    bella sei,
    impossibile
    ch’io possa dimenticarti.

    Isabella Scotti giugno 2018
    testo : copyright legge 22 ottobre 1941 n° 633

    Amsterdam è la capitale dei Paesi Bassi. Un tempo tutta la zona era una squallida palude, dove venne costruita una diga alla foce del fiume Amstel, attorno al quale si stanziò un piccolo gruppo di pescatori. Così sorse un primo nucleo abitato che ebbe nome Amsteleredamme ( diga sul fiume Amstel ). Negli anni seguenti, attorno a questa diga se ne aggiunsero altre, fino a formare una fitta rete di canali attorno alla vecchia Dam, la famosa piazza. Tutti gli edifici sorti lungo i canali, poggiano le fondamenta su palafitte da cui l’ appellativo di ”Venezia del Nord ”. Durante le guerre di religione, Amsterdam accolse numerosi perseguitati che costretti, avevano dovuto abbandonare la loro patria. E ciò avvenne anche per gli ebrei portoghesi che qui costruirono una sinagoga su modello del Tempio di Salomone, e trovando la città molto accogliente, la denominarono ” Seconda Gerusalemme ”. E ricordando altri ebrei perseguitati, non dimentichiamo che sul canale del principe ( Prisengracht ), sorge la casa della dolce e sventurata Anna Frank. Uno dei monumenti più caratteristici e meglio conservati della città, è senza dubbio la Torre dei piangenti, così chiamata perché qui, anticamente, le donne e i bimbi piangenti porgevano il loro saluto ai marinai in partenza per tutte le parti del mondo. Altro monumento storico la Casa di Rembrandt, dove il grande maestro abitò per trent’anni e che oggi ospita una ricca collezione dei suoi disegni e delle sue incisioni. Altra gloria della città, il Rijksmuseum ( Museo Nazionale ), che in 260 sale su tre piani, ospita inestimabili collezioni di pittura olandese, dal secolo XV al XIX, fra i quali primeggia la famosissima ” Ronda di notte ” di Rembrandt.

    Se vuoi vedere la foto che mi ha dato lo spunto per questa poesia vai alla nostra commedia jalesh 2

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  3. Viaggiare è bellissimo, in particolare nel nord Europa. Mi riconosco nell’atmosfera che descrivi, la provo anch’io quando vado fuori, ma attenzione. Per comprendere un paese ed una cultura bisogna viverci giorno per giorno. Comunque quel concetto di libertà che descrivi è dato dal maggiore rispetto delle regole da parte di tutti gli individui facenti parte della comunità, inclusi gli immigrati. In Italia sono gli italiani i primi a cercare sempre il modo di aggirare le regole a discapito del prossimo. Siamo un pese in decadenza e la colpa non è degli stranieri: essi non fanno che adeguarsi e, nel caso dei disonesti, approfittano della situazione. Il risultato è che viviamo peggio tutti.

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    1. Esattamente! Come si può pretendere che un’immigrato rispetti una legge che io stesso, italiano, violo? Ma soprattutto io ho ritrovato libertà nella regolamentazione di azioni da noi considerate illegali. Ciò porta dei benefici sia a livello economico (una puttana che paga le tasse è un lavoratore in nero in meno) ma anche a livello di stress e di umore generale della popolazione.

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  4. Amsterdam, la città in cui un regista fa un film per denunciare l’immane violenza dell’islam e gli islamici lo condannano a morte: un loro rappresentante gli spara in mezzo alla strada, poi lo sgozza e infine gli appunta al petto un foglio con la sentenza.
    Amsterdam, la città a poche decine di chilometri da Rotterdam, dove un artista, sconvolto dall’assassinio di Theo van Gogh, disegna sul muro del suo studio un angelo stilizzato e scrive “Non uccidere”; i musulmani se ne sentono offesi, chiedono al sindaco di farlo cancellare e il sindaco obbedisce: l’artista che tenta di difendere disegno e scritta viene trascinato via dalla polizia, a una fotografa che riprende il tutto viene sequestrato il rullino.
    Amsterdam, la città in cui nella casa-museo di Anna Frank agli impiegati ebrei è vietato portare la kippà perché i musulmani quando ne vedono una si innervosiscono e diventano violenti.
    Eccetera. Giusto per completare un po’ il quadro.

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    1. Italia, luogo dalle mille bellezze ma che si cuce la bocca davanti a tutti i reati compiuti da varie associazioni più o meno legali, perché ricordiamoci che lo stato uccide più della mafia. In Russia non si è liberi, in Romania c’è la povertà e lo sfruttamento, in Spagna spacciano più che in Colombia, eccetera eccetera eccetera… Non esiste il luogo perfetto, esistono delle città più oneste e delle città meno oneste. Amsterdam, a mio parere, è una città onesta, che non le manda a dire e che non si censura. Riguardo ciò che hai detto, è vero, tutto vero. Ed è anche tutto tremendamente orrendo, però anche noi abbiamo tolto i crocifissi dalle scuole perché offendevano i musulmani, gli ebrei ed i bambini di altre religioni.

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      1. Nessun ebreo buddista induista scintoista eccetera ha MAI chiesto di togliere i crocefissi e nessun crocefisso è MAI stato tolto fino a quando non hanno cominciato ad arrivare in massa i musulmani pretendendo d dettare loro le regole: non attribuiamo a tutte le erbe il veleno che è in una sola.
        Quanto al resto non so a chi tu ti riferisca in merito al cucirsi la bocca su mafia e il resto (frasi fatte senza fondamento come “lo stato uccide più della mafia” forse sarebbe prudente evitare di ripeterle senza riflettere): ti risulta che qualcuno faccia finta che non esista? Che qualcuno finga di ignorare la mancanza di libertà in Russia, povertà e sfruttamento in Romania? Che sono comunque irrisorie rispetto a quando c’era la dittatura comunista; e sullo spaccio in Colombia inferiore a quello della Spagna sarebbe preferibile stendere un velo pietoso: i morti nelle guerre di droga in Colombia sono centinaia di migliaia.
        Lo so che sei giovanissima e giustamente ottimista, e che le brutture – o almeno certe brutture – ti è più facile evitare di vederle, ma quando ti vengono presentate, non è mai una buona tattica quella dell’opporre “sì, ma anche noi”. Amsterdam è una città con molte ombre, davvero molte e ne va preso atto. Altrimenti facciamo come quelli che vanno a New York, girano quelle tre strade nel cuore di Manhattan e tornano dicendo “gli americani sono tutti ricchissimi”.

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        1. Quando dico che la Romania è povera, lo dico con cognizione di causa. La mia babysitter, rumena, che è stata con me ben nove lunghi anni, ha vissuto il comunismo e sta vivendo attualmente in Romania. Fidati, stava meglio prima, quando quel poco lo aveva, mentre ora lavora 12h al giorno per uno stipendio che non le permette nemmeno di vivere. Che non si demonizzi nemmeno il comunismo, se non bisogna demonizzare lo stato. Non so da dove tu venga, né posso cambiare le tue idee, ma io che sono calabrese ti affermo con fermezza che sì, lo stato uccide più della mafia. E ti invito a leggere il libro “Terroni-Pino Aprile” per capire ciò che noi meridionali viviamo ogni giorno. La mia è una terra bruciata, basta cercare su internet arresti Brancaleone-Africo, però il fuoco non è stato appiccato (solo) da noi. Su Amsterdam non controbatto, forse la conosco davvero troppo poco, però su ciò che so mi oppongo fortemente, e ribadisco: lo stato uccide più della mafia.

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      2. Anche la ragazza che fino a un paio di mesi fa mi faceva le pulizie è rumena, e sua madre (lei è troppo giovane per ricordare) non finisce di ringraziare Dio per la fine del comunismo e, oltre alla fame nera, del riscaldamento fissato a un massimo di 13°, della corrente che non c’era quasi mai, dell’oppressione e del terrore nero. Non bisogna demonizzare il terrorismo? Due miliardi di schiavi e cento milioni di morti ti bastano?

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        1. Io non ho parlato di terrorismo, io ho parlato di comunismo e di uomini musulmani (e ribadisco uomini). Il terrorismo è un’altra cosa, che io non comprendo e che io demonizzo. L’unica cosa che so però per certo sul terrorismo è che non è una guerra santa, anzi, è tutta una questione di interessi politico-economici che poco ha a che vedere con la religione.

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      3. Scusa, una svista: la frase che volevo scrivere è “Non bisogna demonizzare il COMUNISMO? Due miliardi di schiavi e cento milioni di morti ti bastano?”
        Quanto all’islam, la guerra santa per conquistare l’intero pianeta e convertire o uccidere tutti i non musulmani è proprio un obbligo religioso scritto nel corano: è proprio unicamente religione. E non devi credermi sola parola: devi solo leggere il corano. TUTTO, non le frasette estrapolate qua e là e citate a metà.

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        1. Che sul Corano ci sia scritto di uccidere, tendere imboscate, arrestare o flagellate gli infedeli è innegabile. Così come è innegabile che la guerra frutta un sacco di soldi alle grandi nazioni. “Lo stato uccide più della mafia” perché similmente ad una guerra, la droga e le armi che entrano ed escono dalla mia terra arricchiscono i nostri potenti ed uccido poveri giovani ignari. Preferirei vivere con il riscaldamento a 13° anziché vedermi morire davanti un ragazzo perché “sapeva troppo”.

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      4. Nella Romania di Ceausescu si moriva ammazzati anche senza la causa del “sapere troppo”, semplicemente perché qualcuno aveva voglia di ammazzarti e sapeva di poter contare sull’immunità garantita dallo stato. E si moriva di fame. E c’erano migliaia di bambini che vivevano nelle fogne di Bucarest. E si viveva nel terrore costante di sentire di notte il passo degli stivali che venivano a portarti via e nessuno speva più niente di te, esattamente come nell’Unione Sovietica di Stalin. I 13° non erano “al posto di”: erano “in aggiunta a”.

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      5. (e lo so che il mondo è un posto molto più brutto di quanto una ragazza di diciassette anni ancora da compiere vorrebbe, e di quanto avrebbe il diritto di avere, ma oltre a denunciare tutte le storture e fare, nel nostro piccolo, un po’ di pulizia nel nostro angolo, purtroppo non c’è tantissimo che si possa fare)

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        1. Io sono ancora piccola. Ho solo 16 anni, quindi mi trovo, quasi stupidamente, a dissentire ancora. Purtroppo ho ancora tanta voglia di vivere in corpo, e non riesco a pensare di non poter cambiare il mondo. So che non ci riuscirò, però sperare non costa nulla!

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      6. Tutti possiamo cambiare qualcosa nel mondo, e dobbiamo compiere ogni sforzo per riuscirci. L’importante è non illudersi di cambiare IL mondo, come la rivoluzione francese, che ha fatto trecentomila morti – la maggior parte poveracci – e ha lasciato tutto come prima. O la rivoluzione russa che, fra diretti e indiretti, ha fatto cento milioni di morti e due miliardi di schiavi creando privilegi ancora più orrendi di quelli zaristi e un regime del terrore in confronto al quale lo zarismo era un paradiso. Molti hanno immaginato che per costruire occorra distruggere: alla fine sono rimaste solo le rovine; nessun abbattimento di foreste ha mai fatto crescere alberi più rigogliosi.

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