Racconti

Lettera ad un Adulto

Caro adulto,Sei disposto a dedicare cinque minuti ad una ragazza che vuole aprirti gli occhi? Sai, voglio raccontarti la mia vita, o meglio, un breve spezzone di essa, per aprirti gli occhi sulla condizione degradante che tu fai vivere ai giovani. 

È un brutto periodo. O meglio, non sta succedendo nulla di incredibilmente atroce o di insormontabile. Nessun problema grave o irrisolvibile. È più un periodo di calma piatta, o meglio, di piatta malinconia. Nulla va come vorrei. Ho sempre voglia di piangere, ed io non piango mai. E quando lo faccio mi sento stupida, perché non soffro così tanto da poter piangere. Scrivo molto ma in modo confuso. Leggo poco, non ho tempo. Sono mesi che non prendo in mano una penna per fare un disegno. Ci sto male. 
Sono andata interrogata in inglese. Io amo l’inglese. Io ho letto Macbeth in inglese. Io sono stata 15 giorni a Londra. Io l’ho detto alla mia prof di inglese. Io sono presuntuosa. 5.50. Meritavo di più!

Si sono messi a piangere. Hanno fatto i deboli. Hanno riempito i loro occhi di lacrime e le loro bocche di “umiltà”. 7. Meritavano di meno!

Io non sono un valore. A me non frega nulla di un numero. Ma non piangerò per ottenere qualcosa. Io non devo fare pietà. Devo guardarmi allo specchio ed essere felice di come sono. Per inciso ho preso 9 in italiano e 3 in educazione fisica. Io comunque non sono un numero. Io sono un pensiero scritto nero su bianco. Sono una voce flebile che grida in una stanza buia. Sono un pensiero che vuole fare la rivoluzione. Non sono un numero. Non sono il mio peso. Non sono la mia altezza. Non sono un semplice ammasso di atomi, o di semi, o di radici in un periodo di lotte. Non sono un essere, non sono un non essere. Non ho una base a croce Latina. E nemmeno a croce greca. Non posso essere disegnata su una colonna. Non sono troppo fragile, ma sono troppo fragile. Non lo sono perché non voglio esserlo, ma lo sono perché mi spingono ad esserlo. Ci state rovinando, voi adulti, o meglio, voi giovani di ieri. Ci volete malleabili ma criticate le nostre debolezze. Ci ricopriamo di convinzioni, di parole, per nasconderci, e diventiamo presuntuosi. Ci dite di mettere un filtro, ma acclamate l’onestà. Ci date dei boriosi e degli arroganti, ma poi ci chiedete di cambiare il mondo. Siete un controsenso, cari giovani di ieri, perché infondo, questo siete. Giovani che non hanno saputo cambiare il mondo. Giovani che non hanno saputo essere forti. Giovani che sono caduti e forse non si sono rialzati. Giovani che ormai giovani non lo sono più. Anche noi non saremo più giovani, e non faremo più le rivoluzioni. E non urleremo al vento parole sconnesse. Ma, almeno ora che lo siamo, potete lasciarcelo fare? Davvero non vi facciamo pena, così sconnessi/sconclusionati/soli? Siamo soli perché mettiamo noi stessi davanti agli altri. Siamo soli perché non condividiamo le nostre fragilità. Siamo soli e basta, senza una ragione. Io sono sola. Sono meno sola solo quando sono con Pasolini. Sono meno sola quando penso ai giovani negli anni cinquanta, quando scendendo in piazza si sono fatti sentire. Sono meno sola quando leggo “Fra l’Italia e l’Italia mai più” in Marzo 1821 di Alessandro Manzoni. Sono meno sola quando mi declino al passato, e torno indietro. Sono meno sola quando c’era voglia di cambiare, e non di distruggere. Cari giovani di ieri, pensateci, perché noi giovani di oggi, non abbiamo più voglia di combattere lotte in teoria e soccombere sotto le peggiori lame: le parole.
Sperando che le mie non restino semplici parole,

Io vi lascio, ma voglio che mi facciate una promessa (soprattutto chi si rapporta spesso con i ragazzi),                                         Dateci coraggio. Accettate l’esuberanza. Apprezzate la socievolezza. Capite le nostre attitudini. E ricordatevi sempre che nessuno si lava da solo, e noi, adolescenti ancora in fase di crescita, abbiamo bisogno di una mano forte che ci aiuti a venir sù bene.

Ora vi saluto,

Sempre vostra,

Lea.

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60 pensieri riguardo “Lettera ad un Adulto”

  1. Sai cara Lea che ti stimo tanto ,molte volte l’ho ribadito. Sei una ragazza in gamba al di là di voti che pur sbagliati servono comunque. Non sempre gli adulti fanno cose corrette, sbagliano come chiunque , non sono perfetti. I voti non sempre son giusti nel classificare gli studenti. Chi di noi adulti non ha preso un voto, anche uno solo, non giusto nella propria carriera studentesca? Non ti avvilire, si cresce anche attraverso la consapevolezza di essere comunque una persona che se giudicata con errore si potrà far rivalere con impegno continuo. Per quanto riguarda le lotte, le rivoluzioni, giustamente i giovani possono far sentire la propria voce. Ma mi permetto di dire che quando assisto ad episodi di marce studentesche che finiscono con imbrattare città, rovinando negozi, macchine, e tutto il possibile, con slogan stupidi, senza senso, come è successo ieri a Milano, allora non mi sento più dalla vostra parte, mi dispiace. Mi dirai ma non tutti sono così, non tutti partecipano a queste azioni…Lo so, sarà pur vero, ma di giovani, ahimè si tratta e colpevolizzo allo stesso modo coloro che oggi adulti, hanno fatto lo stesso anni fa da giovani. Detesto la violenza. Sempre. Un grande abbraccio. Isabella

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    1. Il fatto è che quelle manifestazioni non sono mai “manifestazioni per” ma sempre e solo “manifestazioni contro”. Ossia manifestazioni di odio e violenza. Il motore non è una causa per cui battersi ma unicamente la voglia di sfogare la propria violenza e il proprio odio contro tutto e tutti, approfittando del primo pretesto che capita a tiro.

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    2. Grazie mille Isabella per la stima, la apprezzo molto. Io, da giovane, sono completamente d’accordo con te riguardo imbrattare la città! La violenza porta violenza, il dialogo porta dialogo. Purtroppo però ci troviamo in un mondo che non ascolta, e, anche sbagliando, i giovani, per farsi ascoltare, devono ricorrere a metodi barbari. Non li sto giustificando, anzi, però credo che, anche se loro scelgono di ricorrere alla violenza, alle volte la scelta risulta quasi “obbligata”. Io non andrei mai in giro a distruggere, soprattutto per cose stupide, ma non riesco nemmeno a incriminare chi lo fa, perché, se fa ciò, vuol dire che la sua sopportazione è arrivata al limite ed è esploso.
      Buona domenica, un bacio.😘

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      1. Davvero tu sei convinta che chi va in giro a bruciare e spaccare e distruggere lo faccia per la disperazione di non trovare ascolto a richieste ragionevoli e legittime?! Ma proprio davvero davvero davvero? E se sei convinta di questo, mi sapresti dire quali sono le richieste inascoltate dei vandali che approfittano di ogni occasione per distruggere?

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        1. Assolutamente no, io non ho detto questo. Io sono la prima a dire che è deplorevole, ma, fidati che ci sono anche molte richieste lecite inascoltate. Ti racconto un fatto avvenuto da poco a dei ragazzi che vengono a scuola con me. Loro (come me) escono da scuola alle 14 tutti i giorni. Erano costretti ad aspettare il pullman che partiva alle 14:40, ed arrivare a casa alle 15:20. Hanno parlato. Hanno provato a farsi ascoltare, ma nulla. Hanno atteso vari giorni, tornando a casa stanchi morti, e con troppe cose da studiare. La scuola non gli andava incontro, la linea di bus non gli andava incontro. Un giorno hanno staccato le tendine dal pullman, il giorno dopo, quasi come per magia, ecco un pulmino che garantisce la linea diretta scuola-casa, facendoli arrivare a casa ad orari decenti. Capisci che non è sempre colpa del vandalo? Ma soprattutto, che, chi non lo fa per pura idiozia, spesso agisce perché sa che è l’unico modo di essere ascoltato?

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      2. Il giorno dopo? E secondo te per riorganizzare gli orari di una linea di autobus, coordinarli con quelli delle linee attigue e con gli orari di lavoro degli autisti bastano 24 ore? Dai per favore, non cadermi sulla buccia di banana dello scambiare una coincidenza temporale per un rapporto causa-effetto, soprattutto quando fa a pugni con la logica e con la realtà! E comunque quello di cui si parlava non era il creare un piccolo disagio a chi provoca un disagio a te, ma del bruciare e spaccare e distruggere tutto quello che si incontra sul proprio cammino, indiscrimitatamente, senza minimamente sapere e voler sapere a chi appartengano le cose che vengono distrutte, e aggredendo, ferendo, a volte anche tentando di uccidere: ti risulta che abbiano fatto richieste e non siano stati ascoltati?

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        1. In quel caso è bastato obbligare un autista abbastanza lavativo di tornare a casa un’ora dopo, senza stravolgere nulla. Comunque no, in quel caso hai ragione, io parlo di richieste lecite con conseguenze forse troppo impulsive, non di reati penali.

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        1. Siamo in Calabria. Terra arsa dal sole e distrutta dalla follia. Di dove sei? Comunque si, almeno per la mia linea, che fa scuola-casa (tipo Via Crucis, ognuno lasciato davanti casa sua) è così.

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      3. Sono nata nel Lombardo-Veneto (amministrazione asburgica), ho vissuto quarant’anni in Alto Adige (idem) e adesso vivo nei Territori occupati dal Vaticano. In Alto Adige l’ultimo treno della sera arrivava a Brunico alle 19.05, l’ultimo autobus per il paese in cui vivevo partiva alle 19.00. E’ stato chiesto un’infinità di volte all’azienda di spostare l’orario di quei cinque minuti: è stato risposto no, perché gli autisti avrebbero sforato l’orario contrattuale.
        Una cosa però non ho capito: se adesso l’autobus parte quaranta minuti prima, come mai l’autista finisce il lavoro un’ora dopo?
        PS: ma se invece di chiederlo all’autista gli studenti avessero spiegato il problema all’azienda che lo paga, non sarebbe stato tutto più semplice?

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        1. Allora: noi abbiamo due pullman che accompagnano due paesi diversi a scuola, ed a decidere per questi due pullman c’è un autista, che è superiore a quello che guidano e basta, ma non ha un vero e proprio ruolo. Questi due pullman partono alle 13, lasciando quelli delle 14 con il pullman di linea. Adesso c’è un terzo pulmino, con un terzo autista a portare quei ragazzi, per questo finisce un’ora dopo. Comunque non sforzarti di capire, vivi in un’altra realtà. Realtà che io invidio, perché da me ci sarà anche l’aria buona, ma c’è anche tanta confusione!

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        1. Una è la società😂 sentimi, dato che noto che ti sei appassionata alla vicenda, hai Facebook o Twitter così parliamo in modo più scorrevole? Se no, non ti preoccupare, continueremo a parlare per commenti

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      4. No, non ho nessuno di due. Più che altro cerco di capire come sono andate le cose (non conosco la Calabria, è vero, ma ho vissuto e lavorato per un anno in Africa, terzo mondo che più terzo mondo di così si muore: all’università avevamo i gabinetti ma non gli sciacquoni, per dire. C’era la corrente ma non gli interruttori per accendere la luce). E l’autista lavativo quale autobus guidava, prima?

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      5. Ah, ok. Resta però da vedere se era lavativo lui o se quello era l’orario di lavoro stabilito dal suo contratto. E resto convinta che la cosa si sarebbe risolta in maniera più semplice rivolgendosi subito alla società. E resta anche il fatto che comunque tutto questo non ha niente a che vedere con quelli che distruggono tutto, che non stanno chiedendo né rivendicando alcunché, se non la pretesa di non studiare, non lavorare, e prendere e distruggere tutto quello che si trovano davanti. Quelli sono criminali e basta, feccia della società, da sbattere in galera e buttare via la chiave, altro che sopportazione arrivata al limite e scelta quasi obbligata da non criminalizzare! Dialogo porta dialogo? Lo porta con chi vuole dialogare, non con chi vuole distruggere. Hitler è stato sconfitto coi bombardamenti a tappeto, non col dialogo. Come sta scritto nel Midrash, “Chi è compassionevole con il crudele, finirà per diventare crudele con il compassionevole”.

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      6. Cara Lea, ho letto il tuo commento e se mi permetti non sono d’accordo con te. I giovani per farsi ascoltare MAI, dico mai, hanno il diritto di ricorrere alla violenza Quel ” devono ricorrere a metodi barbari”… è assolutamente una presa di posizione sbagliata. A volte noi adulti è vero , mettiamo i vostri problemi in secondo piano, ma non esiste rimedio violento giusto per dimostrare che non siete da noi ascoltati. Intelligenza vuol dire essere consapevoli di ciò, è cercare un dialogo anche quando sembra impossibile. Che cosa si è ottenuto a Milano ? Che la gente, gli ” adulti”, hanno compreso le rimostranze in quel modo compiute? Non lo credo nella maniera più assoluta. Quanto più invece credo l’opposto, che abbiano deplorato in ogni modo quelle azioni stupide, denigrando gli stessi studenti e i loro comportamenti. Cara Lea se vi sentite inascoltati lo sarete ancora di più se la violenza sarà il vostro biglietto da visita. Riflettete su questo. Episodi simili non portano risultati. Un bacione. Isabella

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        1. Verissimo Isabella. Purtroppo siamo giovani ed ancora troppo acerbi. Io, sul blog, ho trovato un sacco di persone mature ma pronte al dialogo, che mi hanno insegnato, in un certo senso, a vivere. Purtroppo molti giovani non hanno la mia stessa fortuna, e sono inascoltati e depressi sotto tutti i punti di vista. Un bacione, Lea❤️

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  2. Lea, io sono adulto, sono caduto mille volte e mille volte ho saputo rialzarmi. Ho lottato 30 anni contro un esaurimento nervoso da cavalli con ansia, attacchi di panico e depressione ma ce l’ho fatta. Da solo. Non ho mai puntato il dito contro nessuno. Non ho mai urlato all’aria. Mi sono detto che ero rincoglionito e che dovevo vincere, prima o poi: e ce l’ho fatta. Ora sono rinato da un anno e mezzo. Sono una persona nuova, risorta. Le mie lotte giovanili le ho fatte ed ho fatto anche le mie lotte da non più ragazzo, ma mi sono sempre arrangiato. Quindi, io non credo di far parte di quella categoria generica di cui parli: ti capisco benissimo e ti auguro con tutto il cuore che non ti succeda MAI neanche un secondo di quello che è successo a me. Sarai libera di fare e di essere chi e ciò che vuoi, lo scoprirai strada facendo, cadrai e saprai rialzarti. Ascolta se vuoi i pareri, a volte contrastanti degli “adulti” ma poi decidi e fai di testa tua. Non sei perdente: chi scrive e pensa come te non è una perdente, anzi! Hai il seme della vittoria prima o poi. Viaggia, scopri il mondo, scopri la gente, io per il mio esaurimento sono stato per anni inchiodato ad una cucina: ora non più, non più…
    Ti voglio lasciare, dopo queste mie parole che spero tu apprezzerai, una canzone (è sempre stato il mio programma di vita e di libertà). Vivi la vita, non lasciarti vivere. Carlo (vieni a trovarmi nel mio blog se vuoi)

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    1. Wow, grazie mille per la tua storia. Mi hai dato una parte di te. Davvero, grazie. Hai una storia bellissima, ed una forza sovrumana. Verrò sicuramente a trovarti sul tuo blog, perché ti stimo davvero! Grazie ancora, un bacio😘

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  3. Quando ho cominciato a insegnare, 41 anni fa, c’erano i voti. Poco dopo i voti sono stati sostituiti dai giudizi, e io ne sono stata felicissima: un giudizio lo puoi articolare, sfumare, precisare… Ma ci ho messo molto poco a ricredermi. Perché capita che scrivo che non sei interessata e tu, semplicemente, non sei in grado di concentrarti e applicarti perché hai il padre che ti mena la madre che beve e lo zio che allunga le mani. Scrivo che sei indisciplinata e maleducata quando hai semplicemente la rabbia che ti esplode dentro per l’inferno che vivi in famiglia. Scrivo che sei apatica mentre sei semplicemente spenta dal fatto che tutte le notti – a dodici anni! – devi onorare il letto di tuo padre. Scrivo che non lavori e tu non fai i compiti perché tua madre dopo averti frustata a sangue ti chiude a chiave in cantina. Non sto facendo esempi ipotetici: sto parlando di fatti concreti incontrati nei miei decenni di insegnamento. Quando sono tornati i voti ho fatto salti di gioia: un numero è semplicemente un numero e tu, come hai giustamete ricordato, non sei un numero. Con quel numero sto valutando il tuo lavoro, NON TE. Se sei convinta che quel numero non corrisponda al valore del tuo lavoro, ti farà arrabbiare, ma un giudizio sbagliato sulla tua persona è una ferita che si aggiunge a quelle che già la vita ti sta infliggendo. Visto che a tutti può capitare di sbagliare, molto meglio un voto ingiusto che un giudizio ingiusto.

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      1. E’ un errore che commettono molti, quello di identificarsi con le proprie produzioni. Sapessi a quante mamme che mi arrivavano avvilite ho dovuto dire signora, suo figlio non è il suo compito di italiano, non è il suo voto in pagella, suo figlio è una persona, se fallisce un test è fallito il test, non suo figlio, la scuola è importantissima per la vita di ogni persona, ma non è la vita. Ha fatto un compito di schifo, e allora? E’ il compito che fa schifo, non suo figlio, se lo metta in testa lei e, se vuole aiutarlo, lo aiuti a metterselo in testa anche lui.
        Avere ben chiare le distanze fra se stessi e i lavori da noi prodotti, è fondamentale per non perdere di vista le priorità: un brutto voto meritato è uno stimolo a fare meglio, un brutto voto non meritato è un incidente di percorso come ne incontrerai tanti nella vita, e ti aiuterà a imparare a gestire le frustrazioni. E nessuna delle due cose è un fallimento di te come persona, né dei tuoi rapporti con le altre persone.

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        1. È vero, io per prima mi identifico più con un voto che con uno sguardo, soprattutto a scuola. Dovremmo scriverlo sui muri: “Suo figlio è una persona, se fallisce un test è fallito il test, non suo figlio”! Grazie, mi hai aperto gli occhi😘

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  4. Capisco benissimo e da insegnante ti dico che hai ragione, non sei e non sarai mai un numero. Io non mi sarei lasciata prendere dalla compassione per i tuoi compagni, avrei lasciato a tutti il voto in base alla mia valutazione dell’interrogazione. Poi magari avrei teso loro un fazzoletto…ma il voto sarebbe rimasto quello.
    Hai già capito che il mondo fuori dall’aula scolastica è un po’ lo stesso riproposto in scala più grande. Però non commettere l’errore di pensare di aver già capito tutto, non si smette mai d’imparare.
    Lo sfogo ci sta, vai avanti e riprendi la lettura dei tuoi libri e la matita per disegnare: sono sicura che le tue passioni sapranno farti sentire di nuovo viva!

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  5. Le parole che hai scritto, forse in modo diverso, sono state scritte da noi giovani di ieri. A volte le generazioni sembrano lontane, in altre momenti invece si ritrovano. Io ti parlo da mamma di ragazze come te. Non è facile essere giovani, non è facile diventare adulti e fare i conti con quello che non abbiamo potuto fare allora e che facciamo fatica a capire oggi. Abbiamo ruoli diversi in tempi diversi. Pensi di aver sbagliato liceo…ma hai tutto il tempo di scegliere poi un corso universitario più vicino ai tuoi interessi, alle tue passioni. Hai tutto il tempo che vuoi, le frustrazioni di oggi, ti serviranno a dare il giusto peso a quelle che incontrerai un domani. Forza 😉

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    1. Grazie mille, avendo delle figlie della mia età puoi capire come mi senta. Non metto in dubbio che anche i giovani di ieri volessero fare la rivoluzione, ma mi dispiace che si siano dimenticati di come fosse essere giovani. Siamo giovani, non falliti. ❤️

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  6. Cara giovane, non mi sento lontana da te, anche se dovrei sentire più affinità con gli adulti, vista la mia età. Spero che, se riuscissi a diventare insegnante, riuscirei anche ad abbattere il muro che ci divide. Perché non si smette mai di crescere, di volere cambiare il mondo, di combattere le nostre battaglie, e sarebbe bello combatterne qualcuna insieme.

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    1. Innanzitutto grazie. Spero proprio che riuscirai a diventare insegnante. Sai, io ho raccontato un fatto al limite che mi è successo da poco, però di professoresse brave ed umane, ne ho molte. La mia prima prof di italiano, per cui ho iniziato a scrivere e che per me sarà sempre la più speciale. La mia attuale prof di italiano, che è pure brava. La mia prof di filosofia, e forse basta… Diciamo che la scuola odierna avrebbe bisogno di persone che hanno voglia di combattere delle battaglie dalla parte degli alunni, proprio come hai detto tu! Un bacio😘

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  7. coi miei 37 anni devo ahimè risponderti da “adulto”, anche se mi sento più vicino alla tua posizione e alla tua età. posso solo dirti che fai bene a ribellarti fin da ora ai voti, ai numeri, al conformismo, ai concetti di giusto e sbagliato che ricalcano semplicemente l’omologazione: sei giusta se sei e se fai come gli altri, sei sbagliata se non sei o non fai come gli altri. tutte regole che valgono anche e soprattutto nel mondo degli adulti e del lavoro (il fine della scuola, pensata com’è oggi, è prepararti a quel mondo). questo tuo atteggiamento tuttavia ti procurerà una terza etichetta: sei strana. ma fottitene, se senti di stare bene andando per la tua strada.
    gli adulti a cui ti rivolgi (ci sono dentro pure io mi sa) sono forse diversi dagli adulti a cui mi rivolgo io. questi ultimi hanno vissuto un’epoca irripetibile, in cui ciò che oggi sembra ambito era a portata di mano per chiunque: stabilità economica, progresso costante e garantito, un futuro ben delineato.
    oggi è tutto più magmatico: ci sono persone che ne soffrono, provando instabilità e inadeguatezza spesso fomentate dagli adulti di cui parli, e persone che sentono nuovi impulsi, accolgono tutto questo come la possibilità di pensare e di vivere e di fare con maggiore esuberanza e libertà d’azione. da “adulto”, ti auguro sempre di ritrovarti nella seconda condizione

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    1. Grazie mille per il tuo commento, sì, spero anche io di ritrovarmi sempre dalla parte di chi non demorde, di chi non si abbandona alle cose. Pasolini non si è omologato. È morto per le sue idee. Anche a lui era stata affibbiata un’etichetta, quella di depravato. Eppure io, e buona parte del mondo odierno, lo amiamo definire: genio! Un bacio.

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  8. Ciao Lea 😀 Ho 21 anni, il liceo me lo ricordo ancora troppo bene, sai quante volte non sono stata definita brava? Ad inglese(liceo linguistico) non brillavo, ma non brillava nemmeno la prof, al quinto anno ero sul sei e mezzo, la prof mi chiese che voto volevo e allora ho iniziato una discussione filosofica sui miei progressi in cinque anni, alla fine mi è stato messo quel 7. Per le certificazioni venivano prese in considerazione solo quelle brave, ok, ma in francese, materia che amavo non volevo sentire storie, avevo il mio 8, studiavo e ho insistito, morale della favola? Ho fatto la certificazione anche se non ho continuato con lingue all’università e sono stata la più brava(88.5/100). Non avevo questa grande media, ma come si illuminavano i miei occhi durante le lezioni di scienze, nessuno, quando mi piaceva qualcosa se voleva essere notato veniva notato. Non demordere, sii sempre te stessa, abbi fiducia. Non sei un numero. In bocca al lupo cara 😀

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    1. Grazie mille, che bella anche la tua storia. Anche io mi sento spaesata, in un liceo sbagliato per me. Io amo la letteratura e la filosofia, ma faccio lo scientifico. Succede di sbagliare. L’importante è non demordere. Un bacio😘

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      1. Sono un’esperta in racconti di vita, troverai spesso miei commenti. No, non penso di aver fatto la scelta sbagliata, non so se sarei sopravvissuta in uno scientifico, mi andava di fare il linguistico anche perché pensavo di proseguire, già al secondo pensavo a veterinaria, poi giurisprudenza e ora chimica farmaceutica, ero spaventata, sapevo che avrei lasciato una strada più sicura, ma mi sono lanciata. Piano piano si può tutto. ❤️

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  9. Parole preziose le tue Lea. Hai dato forma allo spaesamento che spesso leggo negli occhi dei liceali e di alcuni compagni di università. Giovani di ieri, hai detto bene. Fanno fatica a mettersi da parte e ci stanno rovinando. No, tu non sei un numero, tu sei solo Lea. La vita è molto altro. Impara a capire cosa non va e modifica la tua vita affinché sia un esempio. Non è colpevole solo chi fa ma anche chi si gira e fa finta di non vedere. Questo articolo mi ha toccato, posso condividerlo sul mio profilo? (Reblog credo si dica) non l’ho mai fatto ma la tua voce deve essere ascoltata e non perdersi così. GRAZIE.

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  10. Siamo stati tutti giovani e tutti abbiamo visto le cose ingiuste con occhi diversi, più combattivi di quanto possano essere ora… Perché così… La voglia di combattere va scemando ma solo i giovani possono ricordarcelo. E tu hai fatto bene. Ho letto parole preziose. Un abbraccio

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