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15 Giorni In Inghilterra – La Mia Esperienza

Buongiorno e bentornati ad un nuovo articolo! Manco da un bel po’ sul blog, lo so, ma, come avrete intuito dal titolo, ero in Inghilterra a studiare. Ma partiamo dal principio; era Febbraio quando, dopo averci ragionato su per tipo 3 minuti, decisi di andare a Londra con ferma convinzione. Questa fermissima convinzione continuò fino al giorno della partenza e per tutta la durata del viaggio, perché, se si desidera fare una cosa e si è convinti di essa, è inutile perderci tempo e salute (ovviamente ringrazio anche i miei genitori che hanno acconsentito con gioia a ciò, ma comunque dai miei c’era da aspettarselo, contando che il primo aereo l’ho preso a due circa). Non starò qui a raccontarvi cosa ho fatto e come nello specifico, non penso interessi ciò, ma voglio portare alla vostra attenzione come un viaggio simile sia una palestra per l’anima e per il modo di vedere il mondo. Dopo il viaggio più stancante di tutta la mia vita (vi dico solo che sono partita da casa alle 3 di notte), per la prima volta in una vita di viaggi, ho dovuto sistemare da sola i vestiti dentro gli armadi. Se c’era ordine era merito mio, sennò un mio demerito. La mattina mi alzavo, facevo colazione e andavo a lezione. Il pomeriggio andavo in giro per la città di Loughborough (dove aveva sede il college) oppure per il college, che era grande quanto il mio paese, solo che era circondato da alte recinzioni. Dentro c’era di tutto, dai negozi, ai bar, ai supermercati… I sabati e le domeniche siamo andati a York, a Cambridge ed a Manchester, mentre gli ultimi 4 giorni ci siamo trasferiti in un altro college, più vicini al centro di Londra, per poter girare con calma la città. 

Dato che le cose da dire sono tante, anche se odio gli elenchi, mi trovo costretta ad analizzare il tutto per punti:
– INGLESE

La prima domanda che mi viene fatta è sempre: “ma si parla davvero in inglese?”. Sì, si parla davvero in inglese, e non intendo soltanto durante le lezioni, ma sempre. Il college ha ragazzi di tutte le nazionalità, tra cui cinesi, russi, portoghesi, turchi… e l’unico modo per comunicare con essi è parlare in inglese. Per non parlare delle lezioni dove è bandito l’uso della propria lingua madre, anche trovassi un altro italiano (cosa improbabile) nella tua stessa classe.
– MANCANZE, CARENZE, AFFETTI E AMICIZIE

In questo punto ho voluto riunire tutto ciò che non è pratico o meccanico, ma che contempla il cuore. Io sono una persona molto forte di carattere, che non piange facilmente, ma sono anche molto solare. Io sono partita sola, senza conoscere assolutamente nessuno, e sono tornata con più di cinquanta nuovi conoscenti e buoni venti nuovi amici. Quindi, da questo punto di vista non c’è alcun problema. Riguardo alle assenze, beh, questa è una cosa personale. Indubbiamente il pensiero ai tuoi genitori ogni tanto va, ma io non ne ho sentito la mancanza così forte da mettermi a piangere in giro (come invece è successo ad una ragazza che era con me). In linea di massima io credo che ogni viaggio vada vissuto come un uomo disse a mio padre in Brasile anni ed anni or sono: “è inutile che tu pensi all’Italia mentre sei qui. Tu ti rovini il viaggio eppure i problemi non si risolveranno.”
– TEMPO E ABITUDINI

Un studio dice che ci vogliono 21 giorni per creare un abitudine. Altri studi dicono che il primo studio dice scemenze e che per creare un abitudine non c’è un tempo standard ma è soggettivo. Altri ancora dicono che la soggettività è reale, ma che comunque ci sono dei dati statistici che trovano la media intorno ai 66 giorni. Bene, io per abituarmi ai nuovi tempi ed ai nuovi ritmi ci ho messo tre giorni! Le giornate erano piene, eravamo impegnati dalla mattina alla sera, ma non ho sentito nemmeno per un minuto la mancanza dei tempi biblici che avevo a casa. Anche a Londra, quando ci alzavamo alle sette e tornavamo in college a mezzanotte dopo aver camminato per più di 15km, la soddisfazione di girare una nuova città era superiore ad ogni accenno di stanchezza! 
– CLIMA, CIBO E OUTFIT

Questo punto è un cliché. A tutti è noto il tipico freddo inglese e la pessima cucina delle mense universitarie inglese. Vorrei davvero tanto smentire queste voci, eppure non è possibile, poiché ho mangiato di merda e vestito felpe, collant e K-way per 15 giorni. Il clima è molto freddo, tanto che la notte avevo il piumone e di giorno non bastava un giubbotto leggero, ,a serviva il piumino invernale. Il cibo è la nota più dolente… ho mangiato patate, perlopiù fritte, per quasi tutta la durata della vacanza. La cena era dalle 18 alle 19, ora in cui io sono solita fare merenda in giro, quindi spesso la sera eravamo soliti comprare pane e salame o pizze da Simon da mangiare alle 23 passate. 
– NOTE AL MARGINE

Così come nelle lettere c’è il post scriptum, anche negli elenchi delle persone disorganizzate come me ci sono cose che non rientrano in nessuna categoria. Mi scuso in anticipo se questo punto non avrà un filo logico, ma qui vorrei incastrare un pò di informazioni tecniche e qualche info utile.

Le ero di lezione sono 30, e si dividono in 4h al giorno più due o tre giorni in cui si fanno anche 3 ore pomeridiane. Le lezioni iniziano alle 9 del mattina, ma la puntualità è basilare, quindi in classe si arriva almeno 5 minuti prima dell’inizio dei corsi. Ci sono vari livelli dei corsi, che vanno dall’uno al cinque, e i livelli vengono stabiliti in base ad un test di ingresso fatto il primo giorno. L’ultimo giorno di lezione viene rilasciato un attestato di partecipazione con una valutazione che definisce il tuo livello di inglese (che vale come credito scolastico per ragazzi dal terzo superiore in sù). La sera vengono fatte varie attività come la discoteca, la caccia al tesoro o altre, in cui persone di varie nazionalità si divertono assieme. Come credo sia ovvio, bere, fumare, non partecipare alle attività, avere dei comportamenti o un linguaggio violento verso gli altri ragazzi, saltare le lezioni o comunque non rispettare le regole porta delle conseguenze che vanno dal cazziatone (il nostro gruppo faceva quattro riunioni al giorno per cazziarci, ma sempre per scemenze però😂😂) al caso più grave, l’espulsione. Unica nota “negativa” sono i costi, che, purtroppo, risultano veramente molto elevati.
Per tirare le somme, io consiglio vivamente ad ogni ragazzo di provare un esperienza simile, perché apre la mente in un modo assurdo. Rapportarsi con ragazzi cinesi, portoghesi, argentini, ti fa capire quanto la tua idea sia insignificante agli occhi di un mondo così vasto e così vario. Tutte le certezze crollano. Le tue abitudini, che per te sono solite e consuete, sono eventi straordinari o sbalorditivi per gli altri. Poi sei solo, e quindi impari a farcela con le tue gambe. Non hai nessuno a leccarti le ferite o a risolvere i tuoi errori, devi crescere. Volente o nolente. 

Vi lascio raccontandovi l’aneddoto che più mi ha cambiato:

Era l’ultima sera prima di cambiare college. Era nella sala comune mentre c’era un attività. Una mia compagna di classe cinese mi si avvicina e ci salutiamo. Nulla a che vedere con i saluti casinisti che ho con gli altri, con loro è tutto sussurrato in segno di rispetto. La ragazza mi si avvicina e mi porge un sacchettino di stoffa e mi dice “it’s a present for you! From China”. Io la guardo stupita e lei se ne rende conto. Non avevo un regalo da farle io, non sapevo nemmeno che si dovesse fare un regalo. Lei sorride timidamente e mi spiega che in China è un usanza fare un regalo ai propri compagni classe l’ultimo giorno. Io ancor più sbigottita la saluto, rendendomi conto di quanto poco conosco il mondo in cui vivo. 

Il viaggio di ritorno l’ho fatto con una promessa nel cuore, quella di riuscire ad imparare qualcosa da ogni persona che mi si parerà davanti, così come è stato in questi splendidi 15 giorni.
Adesso vi lascio,

Sempre vostra,

Lea❤️. 

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