Racconti

Il Conte

-“Ma quello chi è?” Disse Gianni con aria sospettosa.I tre signori anziani si guardarono straniti, non sapendo cosa rispondere. Antonio e Salvatore, il cui diminutivo del nome era, per entrambi, Totò, alzarono le spalle sospettosi sul perché qualcuno stesse invadendo la loro piazza. I tre uomini, classe 1932, avevano combattuto la seconda guerra mondiale al meglio delle loro forze fisiche, e ciò li aveva portati a perdere chi una gamba, chi un occhio, chi un dito. Antonio si sistemò il berretto che aveva sul capo e, facendo forza sull’unica gamba e sulle braccia, si alzò e prese le stampelle, dirigendosi verso il bar del paese.

-“Venite?”

-“Partitina a briscola?”

-“Anche… Anche. Ma ho visto entrare ora al bar il Conte Maurizio Mafra Cortu, a lui non sfugge mai un pettegolezzo, quindi saprà sicuramente dirci chi è l’uomo misterioso.”

I due si alzarono e seguirono l’amico verso il bar, passando con aria di sfida davanti al povero vecchietto dal bianco pelo che leggeva e stringeva incessantemente un foglio.

Arrivati da Nino, chiesero tre birre e si avvicinarono al Conte. Esso era un uomo distinto, sulla settantina, con i capelli tirati indietro dalla gelatina ed un completo marroncino a righe. Conosciuto da tutti come il Conte, non perché avesse un vero titolo nobiliare, ma per il portamento e le conoscenze. Nulla sfuggiva al suo occhio attento. Nessuno entrava in paese senza il suo consenso. 

-“Signor Conte, briscolina?”

-“Totò. Totò. Gianni. Prego, sedetevi. Di cosa avete bisogno?” Disse il Conte, certo che nessuno dei tre fosse realmente interessato a giocare a briscola con lui.

-“Volevamo chiedervi, se non vi reca troppo disturbo e se è lecito risponderci, chi è il nuovo signore in piazza?”

-“Fornitemi una descrizione di esso, ve ne prego.”

-“Un signore abbastanza distinto. Avrà ottant’anni o poco meno. Ha i capelli bianchi e la barba dello stesso colore. Una camicia azzurra ed un vistoso anello sulle dita.”

-“Ah -aggiunse Antonio- ha anche una cicatrice proprio sotto l’occhio destro, che a me sembra rappresentare una falce.”

-“Come dite… Una cicatrice a forma di falce sotto l’occhio?” Fece il Conte rizzandosi sulla sedia.

-“Si. Si. È un problema?”

-“Certo che è un problema!”

Il Conte di alzò di scatto e corse, o meglio, tentò di farlo, verso la piazza dove erano soliti stare i tre vecchietti e, guardando al lato opposto della loro panchina, vide l’uomo, che, per la prima volta da quando si era seduto, alzò gli occhi dal foglio che teneva fra le mani e fissò il Conte.

-“Fratello, vedo che non hai perduto la tua fama. Il più pettegolo del paese. Se c’è un estraneo, sono tutti pronti a correre da te per chiedere chi sia, esattamente come in guerra.”

-“Ma… Ma… Ma tu, sei morto. Ho visto il tuo corpo inerme”

-“Si, sono morto. Sono morto quando tu mi hai mandato a morire. Sapevi che un nemico si era intrufolato nel nostro accampamento, tu sai sempre tutto, eppure non mi hai fermato! Mi hai mandato a consegnare la lettera che ti avrebbe salvato, fregandotene se il prezzo sarebbe stata la vita di tuo fratello.”

-“Non è così. Se quella lettera fosse arrivata a destinazione, ci saremmo salvanti entrambi.”

-“Eppure io sono morto e tu sei vivo. Sicuro che ci avrebbe salvato entrambi?”

-“Ma, se tu sei morto, cosa ci fai qui?”

-“Semplice, sono venuto a consegnarti la risposta alla lettera che mi hai fatto consegnare anni ed anni or sono. Perché sì, fratello, con le ultime energie che mi erano rimaste in corpo, sono strisciato fino al brigante e ti ho salvato la vita.”

Dette quelle parole, il fratello del conte scomparii, lasciando solo una busta chiusa sulla panchina su cui era seduto.

Il Conte la aprì e lesse:

 -“Caro Maurizio, mi dispiace per la perdita di tuo fratello, anche se credo che per te sarà meglio, almeno domani non lo dovrai ammazzare tu, guadagnando almeno trenta minuti di sonno. All’alba fatti trovare al cancello, ti farò uscire.

Ti ringrazio per i tuoi favori,

Il brigante.”

11 pensieri su “Il Conte”

    1. Emh, mi sono resa conto dopo di una piccola incongruenza temporale, però, dato che la scrittura è tutta finzione e tutta realtà, la guerra dame descritta potrebbe essere durata qualche anno in più. Farlo nascere nel 1932 però era l’unico modo affinché nel 2017 fosse ancora vivo, altrimenti avrebbe avuto 100 e rotti anni e non sarebbe stato credibile. Mi scuso ancora😫😘

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      1. Immagino che abbia giocato un ruolo anche la tua età: quelli del ’32 li “sento” già molto vecchi io, che ho una carrettata di decenni più di te, quindi posso ben immaginare che a te debba sembrare preistoria.
        (ho una zia che ha quindici anni più di me, e quando avevo quindici anni, e lei trenta, non riuscivo a capacitarmi che, così vecchia, si truccasse, si mettesse vestiti coloratissimi ecc. Naturalmente adesso che ho più del doppio degli anni che aveva lei allora, non manca di rinfacciarmelo.)

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        1. Grazie mille, sono onoratissima. Beh, sì, riguardo l’età è vero, io sono nata nel 2001, sono figlia del nuovo millennio, e posso solo immedesimarmi in un’epoca a me così lontana, non tanto a livello temporale, quanto a livello socio-psicologico.😘

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  1. mi piacerebbe un sacco approfondire le storie dei briganti. una volta, passando per un paesino della Sila un signore che poteva essere Totò o Totò mi vendette un libricino con la storia del brigante Musolino, che aveva scritto e stampato di suo pugno. nella modesta narrativa di quel Totò traspariva tutta l’ammirazione per il brigante

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    1. Beh, io di storie di briganti ne so tante, essendo calabrese di nascita. Ci sono storie in cui è bene che ci sia ammirazione e storie che sarebbe meglio dimenticare. In un breve racconto ho cercato di dare una quanto più esaustiva visione della mia terra e del suo passato, con gli anziani al bar, le “amicizie” particolari, il desiderio di sangue che supera anche i legami di sangue… ☺️

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