Racconti

Il Muto

Il commissario si alzò dalla sedia con fare scocciato e guardò l’orologio. Le 4:37. L’uomo davanti a sè non aveva proferito neppure una parola in 7 ore e 23 minuti che erano lì. -“Vuole un caffè?”

Il commissario attese ma non ottenne risposta, e allora prese e si versò l’ennesima tazza di liquido scuro e si risedette. 

-“Vuole chiamare il suo avvocato? Se non lo farà le verrà assegnato un avvocato d’ufficio ma, all’arrivo di esso, lei dovrà collaborare. Quindi le chiedo nuovamente e per l’ultima volta se vuole parlare adesso, altrimenti non perderò altro tempo.”

Silenzio.

-“Benissimo. Vado a chiamarle un avvocato. Lei si prepari a parlare.”

Il commissario uscì dalla sala degli interrogatori, e, chiamati a rapporto due sottoposti, fece chiamare l’avvocato Balvard, suo caro amico.

-“Sapevo che saresti stato sveglio!”

-“Che c’è di così urgente da non poter aspettare domattina?”

-“Un caso di silenzio tombale. In quasi otto ore non sono riuscito a estrargli nemmeno una parola di bocca. Ho bisogno di te per obbligarlo a parlare.”

-“Capisco. Mi fai leggere qualcosa sul nostro uomo? Cosa ha fatto?”

-“Non abbiamo ancora nulla. Nessun dossier. È incensurato, non ha mai avuto problemi con la giustizia prima d’ora.”

-“Ed ora, qual è la sua colpa?”

-“Ha taciuto un omicidio di cui è stato testimone, se non complice del tutto! Ma finché non parlerà non sapremo nulla.”

-“Capisco. Diciamo che l’omertà è la più grande caratteristica del mio assistito.”

-“Assistito? Quindi accetterai il caso?”

-“Si, dai. Mi ha incuriosito.”

Tornati nella sala degli interrogatori, il commissario si sedette al suo posto ed invitò l’amico a sedersi di fianco a lui, ma esso prese la sedia e la spostò di fianco all’uomo taciturno. 

-“Piacere, io sono io suo avvocato. Farò di tutto per difenderla e per far arrivare la galla la verità. Di me può fidarsi. Ora mi dica come si sono svolti i fatti e, se lo riterrà necessario, faremo uscire il commissario per decidere assieme la linea difensiva.”

L’assistito continuò a non rispondere ed allungò la mano stranito verso l’uomo, come se non avesse capito nulla di quello che esso avesse detto. L’avvocato ed il commissario di fissarono non sapendo bene cosa fare, quando qualcuno bussò alla porta. 

-“Commissario. Commissario!”

-“Derri, entri.”

-“I dossier commissario.”

-“Grazie, poggiali pure qui. Ora vai.”

Senza neppure guardare i dossier, il commissario interrogò l’amico con lo sguardo su come difenderà l’uomo e sorrise al pensiero che, per la prima volta, il miglior avvocato di New York avrebbe perso una causa.

L’avvocato rispose al sorriso con astio e prese un dossier. Sorrise. Si alzò.

-“Caro commissario, il mio assistito è innocente.”

-“Dai, hai perso. Ammettilo. Per la prima volta il tuo assistito non vuole essere difeso.”

-“Taci. Io ti dico che è innocente perché, anche se il mio assisto avesse visto compiersi un omicidio, non avrebbe mai e poi mai potuto riferirlo poiché è sordomuto e non sa scrivere. Quindi ti invito a chiamare un traduttore per sordomuti e farti dire da lui stesso che è innocente.”

I due si guardarono e scoppiarono a ridere, poi fecero chiamare un traduttore che spiegò tutto ciò che era successo all’uomo e, una volta che fu mattina, andarono a bersi una birra in un bar vicino al distretto. 

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